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SERENITY
-Hai una bella faccia tosta a presentarti qui- esclamò Lisa avvicinandosi all’uomo. Bob non la guardò nemmeno, ma rimase immobile a fissare la fredda lapide sul prato, non si mosse nemmeno quando lei gli fu praticamente accanto.
-Il motivo per cui mi trovo qui non è affar tuo- rispose Bob. Il resto della famiglia Simpson era radunata poco distante dalla coppia, intenta a parlare con altri presenti e con il reverendo Lovejoy. Gli abiti di tutti i partecipanti erano neri e lugubri, ma non quelli di Bob, che erano candidi e risaltavano come una margherita tra le rose di Halfeti.
-Sarai venuto a goderti il tuo trionfo, immagino- gli parlò ancora la ragazza con voce dura, aspettandosi una reazione carica di soddisfazione, ma Bob rimase fermo e con il volto impassibile.
-Ti ricordo che non sono io la causa di ciò-
Il cappotto bianco dell’uomo svolazzò sotto una forte folata di ventò che fece volare anche diverse foglie arancioni, mandandole dritte sui suoi capelli rossi e sui vestiti neri di Lisa, il cui viso era rabbuiato. Scosse la testa.
-Non hai il diritto di stare qui, eri il primo a volere questo- esordì ancora una volta la giovane, fu solo a quel punto che Bob la guardò dritto negli occhi.
-Dovreste essere voi a farvi un esame di coscienza. La mia è alquanto pulita- fu la secca risposta dell’uomo.
Il nome di Bart era inciso sulla fredda pietra, la durata della sua vita scandita dalle date di nascita e di morte, troppo breve per una persona.
-Non osare, Bob!- esclamò Lisa digrignando i denti. Bob si girò verso di lei e si fronteggiarono. Lisa era decisamente più bassa e mingherlina di lui, ma la freddezza del suo volto rispecchiava il suo stato d’animo e, Bob credeva, anche il suo carattere stesso.
-Tu non sai niente…- andò avanti la giovane –Non puoi sapere come stavano le cose…-
Entrambi guardarono verso gli altri componenti della famiglia: Marge aveva un velo scuro calato sul volto pallido e devastato, Homer sembrava smagrito e stanco mentre la piccola Maggie, appena adolescente, se ne stava in disparte, i capelli biondi ribelli che le incorniciavano il viso stanco e triste.
-Neanche in un momento del genere non riesci a non farti notare, vero?- le rispose Bob, cogliendola impreparata –Come fai a dire che non so niente? Ti prego di rispettare il mio stato d’animo e di lasciarmi stare, così come io ho fatto con voi. Non mi merito questo trattamento da parte tua-
-L’hai voluto morto per tanto tempo, troppo, perché io possa credere che tu sia addolorato-
Un sorriso amaro si dipinse sul volto dell’uomo che a quel punto sentiva che era giusto smettere di trattenersi. Si era detto che avrebbe evitato un confronto diretto, che avrebbe evitato di sfogare la sua frustrazione con Lisa, ma quella ragazzina fredda e arida lo stava davvero offendendo.
-Lascia che ti chieda questo: sapevi che Bart ed io ci vedevamo?-
L’espressione di Lisa cambiò dall’irritato al sorpreso e Robert non riuscì a non scuotere la testa con fare drammatico.
-Certo che no…- andò avanti lui -Come potevi saperlo? Non si confidava certo con te. Ci vedevamo da quasi due anni. Ci vedevamo e parlavamo, parlavamo tanto, così tanto che non avrei mai immaginato certe cose che provava. Come puoi sapere del lavoro immane che ho fatto su me stesso per mettere da parte il rancore ed andare avanti? Come potevi sapere che ci siamo ritrovati ad essere quasi una salvezza l’uno per l’altro?-
La vide sempre con quell’espressione stupita, ma non riuscì a non pensare ancora al fatto che volesse cacciarlo per fare una scenata. Qualcosa del tipo ‘’non hai il diritto di soffrire, solo io posso visto che ero sua sorella’’, ma Robert non riusciva ad accettare una mancanza di rispetto del genere.
Tornò a guardare la lapide voltando solo la testa.
-Vero o non vero adesso Bart è tre metri sotto terra, non posso certo sapere se sarebbe felice di averti qui oggi, al suo funerale… io non lo sono, non lo era nessuno mentre il reverendo celebrava la messa. Tu, che osi presentarti qui vestito di bianco, senza alcun rispetto… mio fratello si è ucciso perché aveva la depressione, era malato, abbi almeno la decenza di lasciarci soffrire in pace-
-Lisa, tuo fratello si è ucciso perché era depresso, è vero, ma anche perché non reggeva più questa situazione- Robert si voltò a guardare Lisa, stavolta con la mascella indurita e gli occhi assottigliati, tanto che le iridi color ambra erano ridotte quasi a due spilli tra le palpebre –Si è ucciso perché vostro padre gli metteva le mani addosso quando beveva troppo e perché tua madre non faceva che guardare. Si è ucciso perché l’hai lasciato in quella casa senza alcun aiuto, scappando al college dall’altra parte del paese, quando avresti potuto dargli una mano visto che sei così intelligente. Si è ucciso perché ha dovuto curare da solo vostro nonno quando si è ammalato, visto che tu te ne sei lavata le mani, troppo presa dallo studio, e visto che i tuoi non avevano alcuna intenzione di prendersene carico di persona. Vederlo deperire in quel modo fino alla morte lo ha devastato. Tuo fratello si è ucciso perché quella megera della sua ex moglie pretendeva un mantenimento per il bambino che lui non poteva permettersi, nonostante lei fosse pienamente in grado di sopperire ai bisogni di quella creatura. È la figlia del reverendo, non dimentichiamolo- Bob guardò in direzione della famiglia Simpson, a cui si era aggiunta anche Jessica Lovejoy, che teneva tra le braccia un bimbo con i capelli scuri e la pelle abbronzata, di poco più di tre anni.
-Tuo fratello si è ucciso perché lo avete abbandonato in mare aperto durante una tempesta-
Mentre Lisa guardava in faccia il suo interlocutore, questi spostò il viso verso la lapide fredda, ancora una volta.
-Ho provato a gettargli un’ancora, a tirarlo su… ma non è bastato-
La ragazza deglutì a vuoto, trattenendo le lacrime, gli occhi azzurri lucidi. Si sentì esposta, punta nell’intimo più profondo. Rimase lì, immobile, senza riuscire a dire niente, con il vestito nero che le fasciava il corpo minuto e che la faceva sembrare ancora più austera e fredda di quanto non fosse. Rimase lì, senza fare una piega, accusando ogni singolo colpo perché nel profondo sapeva che Bob stava dicendo il vero.
-E adesso sei qui, ad arrogarti un diritto che non hai, pensando di sapere ciò che provava tuo fratello quando per troppo tempo te ne sei fregata- pronunciò queste ultime frasi sempre guardando la lapide, osservando il nome di Bart inciso su di essa. Sentì Lisa scuotere la testa ed inspirare.
-Sei un bastardo- sibilò.
-E tu sei proprio una stronza- mormorò lui con un filo di voce, guardandola in faccia, notando che Marge si era avvicinata a loro per portarla via delicatamente.
Bob tornò a guardare la lapide vicino ai propri piedi, si accarezzò il petto su cui era ancora tatuato il nome di Bart con l’inchiostro rosso e venne colto da un moto di nausea. Desiderava solo fare un ultimo saluto a Bart, prima di lasciare quella fredda pietra lì come consolazione per tutti.
Guardò ancora il nome di Bart inciso su di essa e si sentì male. Si avvolse nel proprio cappotto bianco e lasciò il cimitero con grandi falcate, passando proprio dritto davanti alla famiglia Simpson, scrutandoli in volto con austerità. Li avrebbe visti per l’ultima volta.
Robert camminò sulla passerella di legno scricchiolante, i capelli arruffati e folti raccolti in una coda dietro la testa, e lasciò il molo tenendo ben saldo in mano un sacco di tela pieno di attrezzi. Percorse a passo spedito il viale del porto dove i pescatori trafficavano con le loro reti, le loro barche e il loro pescato, l’odore di pesce fresco gli si attaccò alle narici. Si grattò il viso e pensò che non vedeva l’ora di tornare a casa e radersi quell’odiosa barbetta incolta che gli decorava le guance e il mento prima di iniziare ufficialmente la giornata. I soldi appena ricevuti dell’affitto del suo piccolo peschereccio, la ‘’Serenity’’, erano al sicuro nelle tasche dei suoi pantaloni. Valeva la pena svegliarsi prima dell’alba per riscuoterli e per posteggiare adeguatamente la Serenity al molo, cosa che gli affittuari non erano sempre in grado di fare.
Percorse le vie del piccolo villaggio, sperduto a sud della Tailandia, godendosi l’aria fresca mattutina e osservando il modo in cui il cielo da scuro si tingeva di rosa, arancio e azzurro, dando vita all’alba di un nuovo giorno. Salì le scale di legno rinforzato della sua piccola casetta, così simile alle altre ed aprì la porta, abbandonando il sacco con gli attrezzi sul tavolo della cucina. Guardò la porta della camera da letto, socchiusa come l’aveva lasciata quando era uscito. Sbuffò infastidito e si affrettò a mettere sul fornello il caffè, poi entrò in camera, dove sul letto giaceva un rigonfiamento scomposto e ronfante sotto le lenzuola. Afferrò un cuscino e lo lanciò dritto su di esso con molta forza.
-Alza il culo, scansafatiche!- esclamò vedendo una testa bionda uscire da sotto le coperte –Ti avevo svegliato prima di uscire, ti sei riaddormentato? Ti avevo anche chiesto di iniziare a preparare caffè e colazione-
Bart si mise a sedere e sbadigliò senza mettere la mano davanti alla bocca, poi gli rivolse un sorriso assonnato, i capelli corti arruffati sulla testa e più lunghi dietro la nuca che ricadevano sulle spalle e che solitamente raccoglieva in un codino. Indossava solo un paio di mutande bianche.
-Buongiorno anche a te, bellezza- fu la sua risposta. Bob alzò gli occhi e scosse la testa, segretamente divertito. Gli diede le spalle e iniziò a cambiarsi, Bart non gli tolse gli occhi di dosso. Lo vide togliersi le scarpe e i pantaloni, rivelando le gambe magre e forti su cui risaltavano i peli rossicci, quando si tolse la maglietta osservò la schiena pallida e le braccia muscolose, trofei di tutti gli anni di lavori forzati in prigione, rinforzate dal lavoro di pescatore degli ultimi anni. I capelli erano più smorti e arruffati di come li teneva prima di trasferirsi, ma con tutta l’umidità e il lavoro che c’era da fare non poteva certo pretendere che fossero perfetti. Si rattristò del fatto che Bob gli stava ancora dando le spalle mentre si infilava la vestaglia viola che usava in casa, ragion per cui non poteva vedere il suo petto tatuato. Bart era così diverso da lui, era più basso e più corpulento, le sue braccia erano più robuste e la pancia su di lui abbondava, mentre su Bob era appena accennata. Quando il più grande si voltò verso di lui aveva la vestaglia chiusa davanti e Bart si soffermò a guardargli il viso su cui c’era una leggera barba e in un punto specifico sulla guancia, vicino al naso, una cicatrice orizzontale e frastagliata, causata tempo prima da un amo da pesca. Entrambi avevano cicatrici simili sulle mani e sugli avambracci, causate da attrezzi simili.
Bart si alzò e andò in cucina per versare il caffè nelle tazze e Bob lo raggiunse vicino al tavolo, afferrando la propria mentre il ragazzo tirava fuori dalla dispensa delle uova e delle frittelle di farina di legumi del giorno prima. Si grattò il viso e si rese conto che anche lui aveva un velo di barba che avrebbe dovuto radere prima di uscire. Poi guardò fuori dalla finestra e la raggiunse aprendola, infastidendo Bob, che sperava che Bart si mettesse ai fornelli.
-Non usciamo in mare, oggi- esordì il più giovane, e Bob sapeva che avrebbe dovuto ascoltarlo. Quando Bart aveva quella sensazione e non se la sentiva di uscire in mare finivano sempre per essere sfortunati con la pesca: pesce non troppo buono o che scarseggiava, guai sul peschereccio e altri episodi simili. Non sarebbero usciti in mare.
Bob lo guardò mentre sorseggiava il proprio caffè e, per qualche motivo, si ritrovò a pensare al giorno del funerale, ripensò alla conversazione che aveva avuto con Lisa, ormai anni prima, di cui non aveva mai parlato a Bart, ripensò alla nausea che lo aveva colto quando aveva guardato troppo a lungo la lapide con il nome del giovane, pensando che sarebbe davvero potuta finire così. Sarebbe stato uno scenario tremendamente realistico, se non fosse stato che Bart, durante il giorno del suo funerale, era già in viaggio per quel piccolo villaggio, con un’identità falsa e documenti nuovi.
Lo vide afferrare una boccetta di psicofarmaci e aprirla. Lo raggiunse con due falcate e gli mise la mano sulla sua, impedendogli di prendere le pillole.
-Bart li hai già presi ieri sera, questi- i loro occhi si incontrarono e l’uomo riuscì a vedere un velo di tristezza in quelli del più giovane –Non esagerare, per favore-
Bart guardò le medicine e si ritrovò a pensare al sonno confuso e agitato che aveva avuto quella notte, condito dai ricordi della sua vita precedente. I volti della sua vecchia famiglia, suo figlio, le abitudini che aveva in precedenza…
-Andiamo al mercato- esordì Bob interrompendo il flusso dei suoi pensieri, forse intuendo dal suo viso i pensieri che lo stavano attanagliando –Servono pezzi di ricambio per le barche, Serenity in particolare ha bisogno di corde nuove-
Bart gli sorrise con fare tranquillo, nascondendo la tristezza che gli stracciava il cuore e la mente.
Quella sera Bart guardava Bob con insistenza e si accarezzava il tatuaggio sulla spalla: una semplice ancora con della corda colorata di rosso che le si attorcigliava attorno e che somigliava ad un numero 3 se presa da sola, ma che unita all’asta dell’ancora formava la lettera B.
-Come fai ad essere sempre così distaccato? A non lasciarti mai sopraffare dai ricordi- gli domandò, seduto sul vecchio divano al centro della piccola baracca. Bob era in piedi davanti a lui, addosso soltanto la sua solita vestaglia viola chiusa davanti, con in mano una tazza fumante di tè alle erbe tranquillanti. Bart era a petto nudo, a coprirlo solo dei pantaloni logori da casa.
-Mi stai chiedendo se mi manca la mia vecchia vita, Bart?- gli domandò prendendo un sorso di infuso e guardandolo annuire –Tendo a non guardare ciò che avevo prima, mi concentro su ciò che ho adesso, su ciò che amo adesso e su ciò che posso migliorare ed avere in futuro. Guardo l’”adesso”, il mio momento di serenità-
Bart sorrise. Si aspettava una risposta del genere, era proprio da Bob. Aveva cambiato nome e vita per molto tempo negli anni, quando evadeva di prigione e quando era un uomo libero, a causa della sua reputazione di omicida. Aveva senso che non si guardasse troppo indietro. Ma Bart non riusciva sempre ad essere come lui, a Bart spesso mancava la sua vecchia vita, ancora adesso che erano trascorsi quasi sei anni. In verità non gli mancava proprio la sua vecchia vita quanto vedere i volti delle persone che un tempo amava, anche se, razionalmente parlando, si rendeva conto di quanto fosse tossico il rapporto che lo univa a loro. Era ironico che l’unica parvenza di rapporto quasi sano fosse quello che aveva con Bob.
Si accarezzò ancora il tatuaggio sulla spalla.
-A volte mi manca ciò che avevo prima…- mormorò Bart, viaggiando con la mente, increspando le labbra –Poi però mi ricordo che sono stato io a scegliere di essere qui ora-
Bob inclinò la testa di lato e si lasciò invadere dalla malinconia.
C’era stato un momento in cui aveva visto Bart andare talmente tanto in crisi che aveva temuto che si sarebbe davvero gettato giù dalla diga di Springfield. Bob lo aveva afferrato per le braccia ed in qualche modo era riuscito a farlo tornare più o meno lucido.
‘’Vuoi morire? Allora fallo, buttati di sotto, oppure andiamo al mare, gettiamoci insieme da una scogliera, affondiamo. Ma ti posso assicurare che una volta in acqua inizieremmo a dimenarci, a nuotare e a lottare per tornare in superficie, per avere un po’ d’aria. Non vogliamo morire, Bart, vogliamo solo uccidere qualcosa dentro di noi o fuori nel nostro mondo, vogliamo eliminare qualcosa che ci fa stare male al punto da spingerci a credere che staremmo meglio da morti’’
Entrambi combattevano contro quel mostro che era la depressione da anni, a volte riuscendo a contrastarlo e a volte lasciandosi sopraffare per mancanza di forza o di volontà. Ma erano sopravvissuti, Bob più facilmente mentre Bart faceva ancora fatica. Si ritrovò ancora a pensare al giorno del funerale, quando aveva provato malessere nel guardare la tomba di Bart, rendendosi conto che se fosse morto davvero probabilmente Bob sarebbe sprofondato ancora di più negli abissi della depressione. Fu grato di averlo lì, davanti a sé.
‘’Ricordo che mi sorprese non poco quando mi disse di voler inscenare la sua morte. Quello doveva essere stato un punto di non ritorno, il punto in cui aveva deciso che se non sarebbe morto davvero allora avrebbe fatto credere a tutti che era morto. Il fuoco ha cancellato le tracce, le impronte dentali false per l’identificazione del corpo hanno fatto la loro parte, così come le mie conoscenze in campo medico tramandatemi da mio padre. È stato relativamente facile, anche l’incompetenza delle autorità di Springfield ha aiutato. Un passaporto falso, una nuova identità e una nuova casa… ancora adesso provo malessere nel ricordare la sua lapide, nell’immaginare se si fosse gettato davvero da quella diga’’
Era andato al funerale di Bart perché, in qualche modo, voleva rendere omaggio alla sua vita, alla vita che aveva vissuto fino a quel momento. Aveva voluto essere presente alla morte di Bart Simpson, un giovane uomo imprigionato in una vita che era stata troppo dura con lui, tra persone che lo avevano ignorato invece di stargli accanto. Aveva voluto guardare la lapide che portava il suo nome consapevole che presto Bart Simpson sarebbe rinato. Per questo aveva scelto abiti bianchi per quell’evento. Un ultimo saluto prima della rinascita.
Il giovane si alzò dal divano e gli andò incontro, Bob posò la tazza sul tavolo accanto a sé mentre Bart gli apriva la vestaglia sul petto villoso, accarezzandogli il tatuaggio rosso: DIE BART DIE.
Bart aveva provato a seguire il consiglio di quelle parole scritte con inchiostro rosso sangue, ma aveva deciso di farlo in modo diverso. Cambiare vita, cambiare casa, cambiare abitudini, tutto. Adattarsi a quel nuovo piccolo villaggio non era stato semplice, sapeva che non ce l’avrebbe mai fatta senza Bob che gli stava accanto e che sapeva tante cose, compresa la lingua e la cultura di quel posto. Ma era abbastanza felice adesso, affittando le loro barche, usandole per pescare e vendere il pesce, Bob che di tanto in tanto lavorava come istruttore nelle scuole di quel posto, coronando il suo piccolo sogno di insegnare e fare qualcosa di buono per gli altri.
Adattarsi alla sua nuova vita non era stato facile, farsi accettare dalla gente del posto non era stato facile, niente era stato facile per Bart, neanche prima.
Ma adesso era lì, a tracciare con le dita le lettere di quel tatuaggio, la testa premuta contro la gola di Bob che gli aveva poggiato il mento spigoloso sul capo biondo. Era lì, con Bob che lo stringeva tra le braccia ogni volta che ne aveva bisogno, che lo spronava a fare sempre meglio, anche con il suo solito atteggiamento scorbutico e pignolo. Mentre gli accarezzava il petto con la mano gli si formò un sorriso sulle labbra.
-Non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi seguito, Robert-
Lo sentì irrigidirsi, ma non gli importava. Inspirò il suo odore mascolino e calmante, entrambi ormai avevano assunto l’odore del mare, dell’aria salmastra e dell’acqua con cui avevano a che fare ogni giorno. Spinse di più il viso contro il suo collo e ricordò di quel momento in cui, poco più di due anni prima, dopo un litigio avevano bevuto molto ed era scattato un bacio e poi qualcosa di più. Con la coda dell’occhio riguardo il proprio tatuaggio sulla spalla: Bob era stato la sua ancora di salvezza. Posò le labbra sulla parola DIE impressa sul torace dell’uomo coperto di corti e morbidi peli rossi e si abbandonò ad un suo improvviso e caldo abbraccio, ritagliandosi un momento di serenità.
